
Il Vesuvio è uno dei vulcani più conosciuti al mondo. Sorge a est di Napoli e domina il Golfo con il suo profilo inconfondibile, formato in realtà da due strutture vulcaniche: il più antico Monte Somma e il più recente Gran Cono del Vesuvio.
Il complesso prende per questo il nome di Somma-Vesuvio.
La sua notorietà è legata soprattutto all'eruzione del 79 d.C., che seppellì Pompei, Ercolano e altri centri dell'area vesuviana, ma la storia del vulcano è molto più lunga e comprende numerose eruzioni di caratteristiche e intensità differenti.
Come è formato il Somma-Vesuvio
L'attuale paesaggio è il risultato di una lunga evoluzione vulcanica iniziata decine di migliaia di anni fa.
Il Monte Somma rappresenta ciò che rimane dell'edificio vulcanico più antico. Violente eruzioni esplosive provocarono nel tempo il collasso della sua parte sommitale, formando una grande depressione vulcanica, o caldera.
All'interno di questa struttura si è successivamente sviluppato il Gran Cono del Vesuvio, che costituisce la parte più giovane e immediatamente riconoscibile del vulcano.
Il Monte Somma è ancora ben visibile soprattutto sul versante settentrionale. Tra il suo bordo e il Gran Cono si trova la suggestiva Valle del Gigante, suddivisa nella Valle dell'Inferno e nell'Atrio del Cavallo.
Una storia eruttiva lunga migliaia di anni
Il Somma-Vesuvio ha alternato periodi di attività a lunghi periodi di riposo.
Nel corso della sua storia si sono verificate eruzioni molto diverse tra loro: grandi eruzioni esplosive, attività subpliniane e stromboliane e fasi caratterizzate anche dall'emissione di colate laviche.
Tra le maggiori eruzioni esplosive individuate dagli studi geologici figurano quelle conosciute come:
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Pomici di Base, circa 22.000 anni fa;
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Pomici di Mercato, circa 9.000 anni fa;
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Pomici di Avellino, circa 4.000 anni fa;
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eruzione di Pompei del 79 d.C.
Questi grandi eventi hanno contribuito progressivamente a modificare la forma del vulcano.
L'eruzione del 79 d.C.
L'eruzione più famosa del Vesuvio è quella del 79 d.C., descritta nelle lettere che Plinio il Giovane inviò allo storico Tacito.
Durante l'eruzione un'enorme colonna di gas, cenere e frammenti vulcanici si innalzò sopra il Vesuvio. La ricaduta di pomici e cenere interessò soprattutto Pompei, mentre successive correnti piroclastiche investirono diverse località alle pendici del vulcano, tra cui Ercolano.
Pompei, Ercolano e altri insediamenti furono sepolti dai prodotti dell'eruzione e rimasero nascosti per molti secoli.
La loro riscoperta ha permesso di conservare una testimonianza eccezionale della vita quotidiana nel mondo romano.
Dal 79 d.C. al 1631
L'eruzione romana non segnò la fine dell'attività del Vesuvio.
Nei secoli successivi si verificarono altre eruzioni. Tra quelle più importanti vi fu l'eruzione subpliniana del 472 d.C., conosciuta come eruzione di Pollena.
Dopo un lungo periodo di attività relativamente ridotta, il Vesuvio tornò violentemente in eruzione nel 1631. Fu uno degli eventi più distruttivi della sua storia recente: i flussi piroclastici e gli altri fenomeni associati all'eruzione colpirono numerosi centri abitati intorno al vulcano.
Le eruzioni dal 1631 al 1944
Dopo il 1631 iniziò una fase molto diversa della storia del Vesuvio.
Per più di tre secoli il vulcano alternò periodi di attività stromboliana, esplosioni ed emissioni di lava a intervalli di relativa tranquillità.
Tra gli eventi più importanti si ricordano le eruzioni del 1794, del 1872 e soprattutto quella del 1906, considerata l'eruzione vesuviana di maggiore energia del XX secolo.
L'ultima eruzione avvenne nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale.
L'attività fu sia effusiva sia esplosiva. Le colate laviche e la caduta dei materiali vulcanici provocarono gravi danni in diversi centri alle pendici del Vesuvio, in particolare a San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma e Terzigno.
Il Vesuvio oggi
Dopo l'eruzione del 1944 il Vesuvio è entrato in una fase di quiescenza a condotto ostruito, che continua ancora oggi.
Il vulcano non è quindi estinto.
All'interno del cratere è presente attività fumarolica e viene registrata una bassa attività sismica, fenomeni compatibili con lo stato attuale del sistema vulcanico.
Il Vesuvio viene sorvegliato continuamente dall'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) attraverso reti sismiche, geodetiche e geochimiche.
Attualmente il livello di allerta è verde, corrispondente all'attività di base del vulcano.
Perché il Vesuvio è considerato un vulcano ad alto rischio
Il rischio vulcanico non dipende soltanto dalla possibilità che si verifichi un'eruzione.
Un elemento fondamentale è la presenza di un'area fortemente urbanizzata intorno al vulcano e la vicinanza alla città di Napoli.
Per questo motivo il Vesuvio è considerato uno dei vulcani a maggiore rischio e dispone di un sistema permanente di sorveglianza e di uno specifico Piano nazionale di protezione civile.
Il monitoraggio scientifico permette di verificare continuamente lo stato del vulcano e di individuare eventuali variazioni dei parametri rispetto ai livelli ordinari.
Per approfondire questo argomento consulta anche la pagina Rischio di una nuova eruzione del Vesuvio.
Fonti: Osservatorio Vesuviano – INGV; Dipartimento della Protezione Civile.




