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Tra il 1631 e il 1944 il Vesuvio attraversò una lunga fase della sua storia caratterizzata da attività frequente, con alternanza di colate laviche, esplosioni, fontane di lava e periodi di relativa tranquillità.

Dopo la violenta eruzione del 1631 il vulcano entrò progressivamente in una fase di attività prevalentemente a condotto aperto, molto diversa dalla lunga quiescenza che aveva preceduto quell'evento.

Secondo la ricostruzione dell'Osservatorio Vesuviano dell'INGV, l'attività compresa tra il 1631 e il 1944 può essere suddivisa in 18 cicli eruttivi. È proprio durante questi tre secoli che il Gran Cono del Vesuvio acquistò progressivamente la forma che conosciamo oggi.

L'eruzione del 1631

Il 16 dicembre 1631, dopo oltre cinque secoli di relativa quiescenza, ebbe inizio una delle eruzioni più violente della storia recente del Vesuvio.

L'eruzione fu di tipo subpliniano. Una colonna eruttiva raggiunse un'altezza stimata tra 13 e 19 km e provocò la caduta di pomici, lapilli e cenere soprattutto a est e nord-est del vulcano.

Il giorno successivo si formarono flussi piroclastici che scesero rapidamente lungo diversi versanti del Vesuvio, raggiungendo anche la costa nelle zone di Torre del Greco e Torre Annunziata.

Le intense precipitazioni contribuirono inoltre alla formazione di lahar, colate di fango e detriti vulcanici che provocarono ulteriori devastazioni.

L'eruzione del 1631 rappresentò un momento fondamentale nella storia del Vesuvio e segnò l'inizio di una nuova fase di attività.

Un Vesuvio frequentemente attivo

Nei secoli successivi il comportamento del vulcano fu molto diverso da quello osservato dopo il 1944.

Per lunghi periodi il condotto rimaneva aperto e dal cratere erano osservabili emissioni di gas, esplosioni stromboliane, lancio di scorie e occasionali colate laviche.

Questa attività poteva protrarsi per anni e terminare con una fase eruttiva più intensa.

Per questo motivo non è sempre corretto considerare ciascuna data storica come un'eruzione completamente separata: molte appartengono a cicli eruttivi prolungati, durante i quali l'intensità dell'attività cambiava nel tempo.

Le principali eruzioni tra Seicento e Settecento

Dopo il 1631 si verificarono numerosi episodi eruttivi.

Tra quelli maggiormente documentati si ricordano le attività del 1660, 1682, 1694, 1697-1698, 1707, 1737, 1760-1761, 1767 e 1779.

Le manifestazioni alternavano attività esplosiva e colate laviche, talvolta provenienti dal cratere centrale e in altri casi da fratture apertesi sui fianchi del vulcano.

Nel corso di questi cicli il Gran Cono continuò a modificarsi, crescendo durante le fasi di accumulo dei prodotti vulcanici e cambiando nuovamente forma in seguito agli episodi più violenti.

L'eruzione del 1794

Una delle eruzioni più importanti del XVIII secolo raggiunse la fase più intensa nel giugno del 1794.

L'attività apparteneva a un ciclo iniziato diversi anni prima. Durante la fase parossistica si aprirono fratture sul fianco sud-occidentale del Vesuvio e una grande colata lavica raggiunse Torre del Greco, attraversando parte dell'abitato e arrivando fino al mare.

L'eruzione produsse contemporaneamente una significativa attività esplosiva al cratere sommitale.

L'evento modificò ancora una volta la morfologia della parte alta del vulcano e rimase a lungo nella memoria delle popolazioni vesuviane.

L'eruzione del 1822

Un altro importante ciclo eruttivo terminò con la violenta attività dell'ottobre 1822.

Durante l'eruzione si verificarono sia emissioni di lava sia un'intensa attività esplosiva, con la formazione di una grande colonna di cenere sopra il vulcano.

L'evento determinò profondi cambiamenti nella zona sommitale e fu osservato e descritto da numerosi studiosi e viaggiatori dell'epoca.

Nel XIX secolo il Vesuvio era infatti diventato uno dei vulcani più studiati al mondo e le sue frequenti eruzioni contribuirono in modo importante alla nascita della moderna vulcanologia.

Le eruzioni del XIX secolo

Dopo il 1822 continuarono a susseguirsi diversi cicli di attività.

Tra gli episodi più importanti si ricordano:

1834 – una fase effusivo-esplosiva concluse un ciclo iniziato nel decennio precedente.

1850 – importanti colate laviche interessarono i fianchi del vulcano.

1855 – nuove colate si svilupparono sul settore settentrionale e occidentale del Vesuvio.

1858-1861 – una lunga fase eruttiva produsse colate dirette soprattutto verso ovest e sud-ovest.

1864-1868 – si sviluppò un nuovo ciclo caratterizzato da attività esplosiva ed effusiva.

1872 – una delle eruzioni più spettacolari del XIX secolo produsse intense esplosioni e colate laviche sui versanti del vulcano.

Le numerose osservazioni effettuate durante queste eruzioni costituirono una fonte straordinaria di informazioni scientifiche.

L'Osservatorio Vesuviano

La frequenza dell'attività vulcanica portò alla necessità di studiare il Vesuvio in maniera sistematica.

Nel XIX secolo nacque sul vulcano l'Osservatorio Vesuviano, considerato il più antico osservatorio vulcanologico del mondo.

Scienziati come Macedonio Melloni, Luigi Palmieri e, successivamente, Giuseppe Mercalli studiarono terremoti, variazioni dell'attività del cratere e fenomeni eruttivi, contribuendo allo sviluppo della vulcanologia e della sismologia.

Le osservazioni raccolte in questo periodo permettono oggi di ricostruire con grande dettaglio molte delle eruzioni storiche del Vesuvio.

L'eruzione del 1906

Il 4 aprile 1906 iniziò l'eruzione di maggiore energia del Vesuvio nel XX secolo.

Nei primi giorni si aprirono diverse bocche eruttive e furono emesse importanti colate laviche. L'attività esplosiva aumentò rapidamente e raggiunse il massimo nella notte tra il 7 e l'8 aprile.

Le colate raggiunsero Boscotrecase e la periferia di Torre Annunziata, mentre enormi quantità di cenere e lapilli ricaddero soprattutto sui territori situati a est del vulcano.

A Ottaviano il peso dei materiali vulcanici provocò il crollo di numerosi tetti. Anche Napoli fu interessata dalla caduta di cenere e il 10 aprile il cedimento della tettoia del mercato di Monteoliveto provocò vittime e feriti.

L'attività diminuì progressivamente fino a terminare il 21 aprile 1906.

L'eruzione trasformò profondamente la zona sommitale del Vesuvio.

Dal 1913 al 1944

Dopo alcuni anni di relativa tranquillità, nel 1913 iniziò un nuovo lungo periodo di attività.

Il cratere fu progressivamente riempito dalle lave e al suo interno si sviluppò un piccolo cono di scorie. Per circa trent'anni il Vesuvio rimase in condizioni di attività a condotto aperto, con emissioni laviche, esplosioni e fontane di lava di intensità variabile.

Questo lungo ciclo terminò nel marzo del 1944.

L'ultima eruzione: marzo 1944

L'18 marzo 1944, mentre l'Italia era ancora coinvolta nella Seconda guerra mondiale, ebbe inizio la fase finale dell'ultima eruzione del Vesuvio.

L'eruzione iniziò con una fase prevalentemente effusiva. Colate laviche scesero verso diversi settori del vulcano e raggiunsero gli abitati di San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma.

Il 21 marzo iniziò una spettacolare fase caratterizzata da grandi fontane di lava. Seguì una fase più esplosiva, con emissione di bombe, lapilli e cenere e la formazione di una colonna eruttiva.

Le ceneri furono trasportate prevalentemente verso est, interessando località come Terzigno, Pompei, Scafati, Angri, Nocera e Poggiomarino.

Migliaia di persone furono evacuate dalle aree maggiormente minacciate.

L'attività esplosiva diminuì progressivamente negli ultimi giorni di marzo e, all'inizio di aprile, il cratere appariva ormai ostruito.

Dopo il 1944: cambia il comportamento del Vesuvio

L'eruzione del 1944 rappresenta una vera cesura nella storia recente del vulcano.

Per oltre tre secoli il Vesuvio aveva alternato periodi di attività persistente a eruzioni più intense, mantenendo frequentemente condizioni di condotto aperto.

Dopo il 1944 il condotto eruttivo si è invece ostruito e il Vesuvio è entrato nell'attuale fase di quiescenza.

Da allora non si sono più verificate eruzioni.

L'attività attuale è caratterizzata principalmente da bassa sismicità e fumarole ed è continuamente controllata dalle reti di monitoraggio dell'Osservatorio Vesuviano dell'INGV.

Il livello di allerta attuale del Vesuvio è verde.

Fonti: Osservatorio Vesuviano – INGV; Smithsonian Institution – Global Volcanism Program.

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